Secondo quanto dice ad Inter press service (Ips) Bernice Dapaah, direttrice esecutiva della Bamboo Bikes Initiative, «la produzione di telai di bicicletta in bambù potrebbe essere la chiave per lo sviluppo sostenibile in Ghana, un paese con una crescente congestione veicolare».  La Bamboo Bikes Initiative punta a costruire, riparare e commercializzare telai di biciclette fatti con canne di bambù e la Dapaah spiega: «Stiamo formando donne, bambini e giovani e il progetto riduce le emissioni di carbonio e contribuisce a decongestionare il traffico, il che serve anche a combattere il cambiamento climatico».

L’iniziativa ha avuto numerosi riconoscimenti internazionali: nel 2009 ha vionto il Clinton Global Initiative Award, e nel 2010 il premio United Nations Environment Programme Seed Initiative e a giugno, all’Earth Summit  2012 di Rio de Janeiro, ha ricevuto il World Business and Development Award.

Ma la vera svolta è quella economica: Bamboo Bikes ha avuto l’appoggio di Ibrahim Djan Nyampong, proprietario  di Africa Items di Accra, e i telai vengono venduti all’estero a 350 dollari l’uno.  Fabbricare i telai costa circa 200 dollari e Nyampong, che è anche consulente tecnico dell’iniziativa, paga i giovani apprendisti 30 dollari a telaio, una bella somma per il Ghana.

Secondo Nyampong le bici di bambù non hanno niente da invidiare a quelle in metallo o in fibra di carbonio: «Durano più dei telai di metallo. Una bicicletta di bambù non si rompe, è molto duratura. Un test di prova in Germania ha dimostrato che i telai di bambù possono essere 10 volte più leggeri di quelli di metallo  e che hanno una maggiore resistenza al peso.  Il bambù è fibroso e, pertanto, resistente ai colpi. Ammortizza naturalmente le vibrazioni, quindi i telai non necessitano di ammortizzatori in acciaio o titanio. Il bambù viene anche trattato contro le screpolature e le termiti, per cui è molto forte».

Infatti il bambù viene sottoposto ad un trattamento che varia da 3 a 6 mesi prima di essere utilizzabile per produrre telai, dopo viene ricoperto da una laccatura che lo protegge dalla pioggia e da altri danneggiamenti. Insomma, un prodotto di qualità che ha sollevato l’interesse del mercato internazionale e l’impresa austriaca BambooRide ha cominciato ad importare i telai di bambù africani per venderli in Europa.
Attualmente l’impresa austriaca importa dal Ghana più di 10 telai al mese e Matthias Schmidt, responsabile vendite di BambooRide, dice che sta lavorando per espandere l’iniziativa: «Cominciamo a collaborare nella produzione di telai perché sono buoni, però devono rispettare alcuni standard europei. E’ come una società, un trasferimento di conoscenze in entrambe le direzioni. La loro capacità è limitata… e nel caso avessimo necessità di più telai sarebbero necessarie altre fonti. Intanto, stiamo appoggiando gli sforzi di Dapaah per migliorare attrezzature e tecnologia».

Oltre a formare giovani e donne, la Bamboo Bikes Initiative colabora a diminuire la disoccupazione e quindi la povertà. «Fino ad ora abbiamo formato 10 giovani – dice Nyampong – Sono in grado di fabbricare biciclette, però non tutti allo stesso livello,  quindi li seguiamo nella formazione».

L’obiettivo è quello che questi ragazzi e ragazze mettano su imprese artigiane e che trasmettano ad altri quello che hanno imparato.

L’impiego di bambù al posto del metallo per fabbricare telai ha diversi vantaggi ambientali, secondo Dapaah, «La disponibilità del bambù come materiale locale non solo permette ai produttori di evitare alti costi di importazione  ma anche le emissioni di CO2 prodotte dal trasporto dei beni importati. Inoltre, il bambù è organico, riciclabile e, a differenza del metallo, non richiede alti livelli di energia durante l’estrazione e la fabbricazione. Le biciclette di bambù rispettano l’ambiente e servono anche per lottare contro il cambiamento climatico. Inoltre, l’iniziativa si impegna per la sostenibilità ambientale, lavorando con i produttori di bambù nelle comunità rurali, creando nuove coltivazioni e preservando quelle già esistenti.  Se tagliamo un bambù, ci assicuriamo di piantarne almeno più di 3 o 5».

 

Ma in Ghana le bici di bambù rappresentano anche un’alternativa di mobilità privata in un Paese sempre più dipendente da veicoli inquinanti a benzina, diesel e dalle strane e velenose “miscele” economiche che si usano in Africa. Certo, siamo lontanissimi dai numeri europei e statunitensi: in Ghana ci sono 30 veicoli a motore ogni 1.000 persone, ma le nuove sono centinaia ogni giorno e la crescita di auto e moto private sembra destinata a crescere insieme al Pil del Paese che nel 2011 ha segnato il record di 402,3 dollari per abitante, il più alto dell’Africa occidentale. Nelle città si registra un crescente inquinamento da  biossido di carbonio e particolato  e Isaac Osei,, direttore regionale dell’Agenzia di protezione ambientale del Ghana, conferma all’Ips che «Il traffico nel Paese sta crescendo e questo va associato alle tematiche ambientali. Credo che educare la gente perché usi le biciclette invece dei veicoli sia una cosa buona per il Paese e per il mondo intero».